Ho avuto occasione nella piovosa giornata di ieri di visitare una pregevole mostra ad Illegio, sperduta località’ carnica nei pressi di Tolmezzo. La mostra era incentrata su figure Femminili protagoniste nella storia Biblica: Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Tamar, Miriam, Debora, Giaele, Dalila, Betsabea, Ruth, Ester, Giuditta. Confondono gli uomini, avvincono Dio, sono piene di una grazia che in esse diventa forza di combattimento, virtù indomabile. Nel percorso da Eva a Maria, le donne non vacillano mai. Le Scritture e le arti rendono omaggio alla loro bellezza, che esse portano senza vanto, concentrate su una missione da perseguire, a tracciare una via per la quale Dio stesso dovrà incamminarsi se vorrà arrivare a noi.
Nell’Antico Testamento troviamo storie di donne che vollero con tutte le loro forze la benedizione di quel Dio che aveva parlato ad Abramo e ai suoi discendenti, e che tanto fecero finché un frutto del loro grembo ereditò la promessa celeste. Storie di donne che hanno irretito con scaltrezza i più temibili nemici di Israele, vincendoli, ma prima ancora sfidando il loro stesso popolo a non lasciarsi atterrire nel momento della prova. Storie di donne che non hanno avuto il beneficio di visioni soprannaturali o di voci celesti, ma che avevano uno sguardo così spirituale sulla realtà e una virtù così allenata a resistere nella prova, da prefigurare per un motivo o per l’altro la donna attesa e preparata dallo Spirito di Dio per l’avvento del Salvatore: Maria.
Eppure queste madri della madre del Messia sconcertano per le loro vicende talvolta spregiudicate. Nella stessa genealogia di Cristo, come la riporta nella sua prima pagina il Vangelo secondo Matteo, ci si imbatte in quattro figure femminili dell’Antico Testamento, che innegabilmente costituiscono veri e propri scandali. La prima di esse, Tamar, straniera, si vestì da prostituta per offrirsi all’uomo desiderato, che era suo suocero. La seconda, Rahab, straniera anch’essa, era prostituta di mestiere e tradì il suo popolo per unirsi a Israele. La terza, Ruth, moabita, puntò decisamente su un ricco vedovo fino a riuscire a farsi sposare. La quarta, Betsabea, moglie di un soldato hittita che combatteva valorosamente per Israele, fu adultera e tradì il marito che venne fatto uccidere dal suo amante, il re Davide. Pare quasi che il testo biblico riveli la pazienza e la tenacia di Dio, pronto a passare attraverso storie di questo genere; il suo amore geniale riceve spesso dagli uomini qualcosa di cattivo, ma sa volgerlo sorprendentemente in bene.

 

L’AUDACIA DELLA FEDE
Il libro di Giuditta riferisce di un temibile esercito inviato da Nabucodonosor a conquistare Israele. Guidata da Oloferne, l’armata nemica è pronta ad impadronirsi della città di Betulia, tra la disperazione degli abitanti che, ritenendo inutile ogni resistenza, chiedono ai capi di arrendersi. Ma agli anziani della città, che, in assenza di aiuti immediati, si dichiarano pronti a consegnare Betulia al nemico, Giuditta rimprovera la mancanza di fede, professando piena fiducia nella salvezza che viene dal Signore. Dopo aver a lungo invocato Dio, lei che è simbolo della fedeltà a Dio, dell’umile preghiera e della volontà di mantenersi casta, si reca presso Oloferne, il generale nemico, superbo, idolatra e dissoluto. Fingendo di esserne sedotta e di volerlo sedurre, rimasta sola con lui ubriaco e incapace di resistere al sonno, Giuditta, prima di colpirlo, si rivolge a Dio dicendo: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento” ( Gdt 13, 7). Poi, presa la scimitarra di Oloferne, gli taglia la testa.
Anche qui, come nel caso di Davide di fronte a Golia, il Signore si serve della debolezza per trionfare sulla forza. In questa circostanza, però, a riportare la vittoria è una donna: Giuditta, senza farsi frenare dalla pusillanimità e dall’incredulità dei capi del popolo, raggiunge ed uccide Oloferne, meritando il ringraziamento e la lode del Sommo Sacerdote e degli anziani di Gerusalemme. Questi, rivolti alla donna che ha vinto il nemico, esclamano: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente. Tutto questo hai compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta dall’onnipotente Signore” ( Gdt 15, 9-10).

Cito due fra i numerosi capolavori esposti:

inv 2374 neg sop 186466 Pompeo Batoni Agar e l'angelo

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Giuditta taglia la testa di Oloferne
1599-1600, olio su tela
Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini

 

 

inv 2374 neg sop 186466 Pompeo Batoni Agar e l'angelo
Cristofano Allori, Giuditta con la testa di Oloferne
1613, olio su rame
Galleria degli Uffizi, Firenze

inv 2374 neg sop 186466 Pompeo Batoni Agar e l'angelo

 

Orazio Gentileschi, Giuditta e l’ancella fuggono con la testa di Oloferne
1611-1612, olio su tela
Città del Vaticano, Pinacoteca dei Musei Vaticani